Online Reputation: come difendersi?

  4 Aprile 2020  >   Flash · Ultime notizie

online REPutation, ecco come ripulire l’identità digitale.

 

L’online reputation è sicuramente uno degli argomenti più importanti in questo momento sia per le aziende sia per le persone fisiche.

Infatti, i datori di lavoro scandagliano la rete per valutare i candidati e gli istituti di credito che, per l’apertura di un conto corrente, scavano nel passato dei potenziali clienti tramite World Check, il database che raccoglie tutti i dati su ogni persona rintracciabili mediante fonti pubbliche.

 

PERCHE’ RIPULIRE LA PROPRIA IDENTITA’ DIGITALE?

La risposta sta nello stesso interrogativo, perché il web dà (opportunità, professioni, passatempo e divertimento) e il web toglie, poiché basta un vecchio link su qualche blog o una foto caricata magari per scherzo un decennio prima – contenuti che, con le adeguate chiavi di ricerca (nome e cognome in primo luogo), vengono scovati in una frazione di secondo dai motori di ricerca – per far saltare un’occupazione, essere considerati per ciò che non si è; oppure vivere un imbarazzo prolungato nel tempo. Insomma per ditruggere l’online reputation.

Senza dimenticare casi più gravi e per i quali è più complesso venirne a capo, come sa chi è stato vittima di cyberbullismo o revenge porn.

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IL DIRITTO ALL’OBLIO

Compreso il campo d’azione, la necessità di aziende e persone colpite al cuore è trovare un rimedio per superare l’impasse.

Nel 2014 l’Unione Europa ha sancito il diritto all’oblio, con la rimozione dei link che ledono l’immagine di una persona per i contenuti considerati dimenticabili, quelli che possono arrecare danni in maniera reiterata a distanza di tempo da quanto avvenuto, laddove cioè il diritto di cronaca è ormai superato.

Si tratta dei una soluzione che ha dovuto accogliere anche Google, ma per accelerare i tempi dell’operazione pulizia dell’immagine e dell’onore è meglio affidarsi a chi con le rimozioni dei contenuti web ci lavora.

 

COME SI ELIMINANO I CONTENUTI ONLINE PER MIGLIORARE LA PROPRIA ON LINE REPUTATION

Rifarsi un’identità digitale vergine non è una strada percorribile da tutti, perché Tutela Digitale non accetta clienti che hanno commesso reati contro la persona, quindi non c’è spazio per pedofili, assassini e stupratori.

Quanto al processo, si inizia dall’analisi della richiesta: «Abbiamo un team di giuristi che in breve tempo analizzano il caso per valutare le possibilità di rimozione e, nel caso, stabilire il percorso da seguire», ci spiega Sveva Antonini, co-founder di Tutela Digitale.

A livello informatico, tutto passa da LinKiller, l’applicazione (sia web, sia mobile disponibile gratis su iOS e Android) messa a punto dalla startup che permette l’eliminazione e la deindicizzazione dalla rete di contenuti ritenuti lesivi e diffamatori.

 

LinKiller
LinKiller

 

 

RIFARSI L’ONLINE REPUTATION: TEMPI DI RIMOZIONE

In caso di ostacoli semplici, come una foto o un singolo link, i tempi di rimozione sono rapidi e vanno da poche ore a qualche giorno, mentre quando questi si allungano entra in azione il sistema automatico di diffide per accelerare la cancellazione.

LinKiller è il più gettonato servizio dai clienti, e la prima fonte di ricavo per l’azienda, ma non l’unica, perché specie per le aziende di medio – grandi dimensioni (come quelle del settore cinematografico) utile si rivela LinkMonitor, software di monitoraggio attivo 24 ore su 24, che passa in rassegna 150 milioni di fonti online tra testate giornalistiche, blog e social network distribuite a livello globale in 187 lingue.  

 

Ripristinare una reputazione online richiede spesso tempi piuttosto lunghi. Per le aziende di medio – grandi dimensioni software ad hoc passano in rassegna fonti e materiale utile a ricreare una determinata “reputazione”

 

QUALE OBIETTIVO?

L’obiettivo è facilmente intuibile:  si tratta di reperire informazioni, in tempo reale, sulla reputazione di persone, brand e competitor di questi ultimi per rilevare la presenza di eventuali contenuti negativi in base alle parole chiave impostate (rifacendosi al comparto del grande schermo, quindi si ritrovano commenti, post e pezzi su un film in uscita), con l’utente o l’azienda che riceve in automatico una mail per ogni contenuto diffamatorio rintracciato.

Oltre agli strumenti, il vantaggio di Tutela Digitale rispetto a un privato che vuole interloquire con una testata o una piattaforma sono le partnership strette con i vari Google, YouTube e Facebook.

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I CASI PIU’ DIFFUSI E LE RICHIESTE UNICHE

Le richieste che arrivano dagli utenti, tramite la registrazione e la segnalazione delle rispettive esigenze via app, si riferiscono a molti ambiti diversi.

A livello statistico si rilevano 35 tipologie di clienti, i casi più diffusi riguardano:

  • Imprenditori 
  • Commercianti con problemi giudiziari alle spalle risolti in termini positivi  

Numeri importanti anche per le trappole virtuali, con i meno avvezzi ai social che restano vittime di ricatti innescati da falsi profili femminili dietro cui si celano truffatori a caccia di soldi, ma non mancano anche casi inusuali.

 

I CASI INUSUALI 

Un esempio: il dipendente licenziato da un’azienda che ha creato un sito e caricato clip su YouTube per diffondere cattiva pubblicità sull’ex datore di lavoro; oppure la brutta storia di un diplomatico italiano all’estero ritenuto un camorrista che, tanto per avere un’idea degli effetti provocati da una fake news sulla vita reale, ha subìto per quattro volte la chiusura del conto bancario, con ripetuti problemi dovuti alla mancata disponibilità di denaro.

 

LINKBETTER

In questi casi, dunque, scatta il terzo strumento sviluppato da Tutela Digitale, LinkBetter. Lo strumento si applica a soggetti che non sono presenti sul web e vengono colpiti da contenuti negativi ingiustificati, per i quali sono create  sulla sua persona riferiti ad altri temi per far percepire la distanza del soggetto dai contenuti che lo penalizzano. 

 

EFFICACIA E COSTI

Per valutare il proprio operato, nel corso del 2019 Tutela Digitale pertanto ha eliminato e deindicizzato più di 3.500 link applicando il diritto all’oblio, con l’85% di richieste evase con successo, dato cruciale perché il cliente paga solo se si raggiunge il risultato (e al termine del procedimento).  


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